Capitolo due.
La principessa rinchiusa
By Elysium Green
By Elysium Green
I giorni passavano e i cavalieri del regno della superfice si misero alla ricerca disperata della loro principessa. Eden era sparita, nessuno sapeva dove si trovava. Nemmeno gli oracoli che il padre aveva chiamato a corte... sapevano dirgli qualcosa. Era tutto nebuloso e le terre della fanciulla si fecero tristi e grigie. Era come se il loro sole piangesse con loro. Ogni cittadino donò un fiore o versò una lacrima amara. Dopo mesi e mesi... si cominciò a pensare che ella era morta e il suo corpo fosse stato mangiato dalle bestie. Smisero di cercarla e il re s'isolò nel suo maniero
Però la fanciulla non era morta, era stata rapita dalle bestie che vivevano nel sottosuolo. Il regnante di codesto luogo l'aveva rinchiusa in una piccola torre. Era un luogo freddo e tetro, sorvegliato notte e giorno dal buon fauno che aspettava con trepidazione la sua ricompensa che ancora non arrivava.
La povera Eden... pregava ogni giorno e supplicava Yeshua di liberarla, ma purtroppo le sue parole erano troppe lontane e lui non poté mai sentirle. Piangeva ogni giorno... chiedendo al Satiro di liberarla, ma anche quelle orecchie rimasero sorde.
Cosa successe al povero uccellino? Semplice.. fu ricompensato, ma rinchiuso assieme alla principessa. Stava in una gabbia di legno con cibo e un rifugio caldo per i suoi piccoli. Però non era libero e cantava canzoni di amarezza. Probabilmente si sentiva ingannato, ma purtroppo avevano mantenuta ogni loro promessa... almeno per lui.
Il tempo passava e il pianto della ragazza era divenuta una supplica monotona e stancante anche per il satiro. Infatti... alla fine, stufo di quelle lagnose parole, diede un colpo alla porta. La fanciulla sussultò spaventata e lui gli disse:
<Smettila di piangere! Sei diventata fastidiosa, perfino la servitù si lamenta di questo piagnisteo.>
Lei... rispose:
<Ma posso solo fare questo. Voi mi avete rapita, mi avete privata dell'affetto di mio padre e del mio popolo. Io non piango per me stessa, ma per loro.. perché sono rimasti senza una principessa.>
<Allora non hanno perso gran che... se tu sai solo lamentarti.>
Affermò il cavaliere con un tono borbottante: <Poi.. il mio re non ti dona l'affetto la notte? Non viene nelle tue stanze per riscaldarti il tuo letto? Non ti ama forse?>
Domanda il povero Satiro tutto inviperito. La ragazza scosse leggermente la testa. Un moto leggero del capo. <Lui ama solo se stesse. Non ti darà mai il premio che ti spetta per la mia cattura. Siamo entrambi prigionieri e rimarremmo rinchiusi qui per sempre.>
La risposta della fanciulla fu come una pugnalata nell'animo. La bestia sentì le zampe divenire molli e quasi perse l'equilibrio. Aveva gli occhi sgranati e le labbra dischiuse. Però non si fece incantare, almeno... non adesso e diede un colpo sulla porta. Un pugno con tutta la potenza che aveva e addirittura fece incrinare il legno.
<ZITTA! Tu non sai nulla. Diventerò Visir e governerò assieme al mio Re.>
Dichiarò illuso. La fanciulla rimane in silenzio e smise di piangere in questo momento. Gli faceva pena il povero satiro che era convinto di ricevere un giorno il suo premio. Non lo ricevette mai e passarono mesi... quasi un anno. Lui non diventava consigliere e alla fanciulla non cresceva il ventre.
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