venerdì 16 settembre 2016


CAPITOLO UNO. 
Il re, la principessa e il satiro. 
by Elysium Green



C'era una volta
Una principessa di nome Eden. Ella era la fanciulla più bella di tutto il regno e suo padre la sfoggiava con orgoglio... essendo il suo bene più prezioso.
Le sue terre si estendevano per miglia e miglia... dalle montagne più alte fino agli oceani cristallini. Laghi, fiumi, boschi e pianure... ogni singola cosa apparteneva a suo padre.
Però le creature che abitavano nel sottosuolo erano gelosi della bellezza della fanciulla. Loro erano mostruosi. Metà uomini e metà bestie che si nascondono agli occhi della luce e dalla grazia di Yeshua. Il re di tale oscenità era il più brutto fra tutti. Era una creatura mostruosa, flaccido, dalla pelle completamente bianca e non possedeva gli occhi. Le sue cavità oculari erano sul palmo delle sue mani e vedeva con ciò. Ogni suo dente era aguzzo e i suoi artigli erano più affilati di una lama. Era malvagio come pochi e comandava il suo regno con il pugno di ferro. Non conosceva pietà e ciò che bramava lui voleva. Il suo desiderio era per la giovane fanciulla. Voleva Eden come moglie e l'avrebbe avuta a qualunque costo. Era la sua fissazione... non ci dormiva la notte immanggiando come potesse averla.

Una sera, dopo un sonno irrequieto, chiamò il suo cavaliere più valente e gli disse:<Portami la principessa del regno di sopra e ti ricompenserò adeguatamente. Diverrai il mio Visir e potrai scegliere donne, gioielli e possederai tutto il potere che vorrai. >
Il satiro gonfiò il petto e fiero di questo compito, disse:
<Oh mio signore, ti porterò la principessa ... nulla mi fermerà, nemmeno il vento e le tempeste.>
<Ottimo, mio fido cavaliere, so che farai un adeguato lavoro. Però, lo devi portare a termine entro sette lune, altrimenti verrai ucciso per mio volere. Non voglio soldati che non sappiano portare a compimento anche sciocchi compiti come rapire una nobil-fanciulla dentro ad un castello con mure e soldati.>

Il Satiro, di nome Alloro, si recò nelle terre emerse. Sapeva che era un arduo compito, ma sapeva anche che non poteva fallire. Conosceva le punizioni del Re del sottosuolo e, probabilmente, la sua testa sarebbe finita su una picca se fosse tornato a mani vuote. Non poteva entrare con la forza nel palazzo, ma neanche come visitatore... non con il suo aspetto.
Riflettette per tre giorni e tre notti sotto ad una grande quercia. Un uccellino dai colori sgargianti, credendo che le corna del satiro fossero un ramo, si posò su di esso e cominciò a cantare con fare melodioso. Era una canzone incantevole e ogni contadinella che passava si fermava ad ascoltare incantata, dimenticandosi della bestia che rifletteva sotto l'albero.
 Appena vide ciò e rimanendo basito per quel che successe, prese delicatamente l'uccellino tra le mani e gli sussurrò delicatamente:<Mio amico pennuto.> Si...essendo metà animale poteva comunicare con la fauna delle terre baciate dal sole. <Grazie per avermi fatto venire questa idea. Ora so come rapire la principessa. Ti prego... canta per me... e falla giungere al mio cospetto. Incantala con la tua voce ed io ti darò tutto quello che vorrai in cambio.> Il passerotto, essendo una creaturina semplice e senza particolari ambizioni, rispose: <Vorrei solo un nido per i miei piccoli e tanto cibo per poterli sfamare e farli crescere sani. Se tu mi darai questo, io ti concederò codesto favore.> Alloro acconsentì e fece volare via il volatile. L'uccello cominciò a cantare melodiose canzoni.. sfoggiando il suo miglior repertorio. Sbatteva le ali e danzava nel cielo,attirando l'attenzione della principessa che leggeva sul balcone. La fanciulla, attirata e meravigliata, cominciò a seguire l'animale. Le guardie non si accorsero dei suoi movimenti e neanche le sue ancelle più fidate. Lei uscì dal castello velocemente fino ad arrivare alla quercia in cui l'aspettava il satiro. La creatura si nascose fra le fronde dell'albero, attendendo l'arrivo di Eden e appena la vide si avventò con furore. La fece svenire e non gli diede nemmeno il tempo di urlare. La tramortì con un pugno sul capo ed ella cadde tra le braccia del cavaliere.

Scomparve... senza lasciar alcuna traccia. Trascinata nell'oscurità. Il Re pianse, si disperò e la fece cercare per tutto il regno. Però senza alcun successo. Solamente il passerotto sapeva dov'era finita, ma anche lui era andato nell'oscurità a ricevere il pagamento che gli spettava.



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