lunedì 21 dicembre 2015

Caro diario,
Sono cresciuta con la balia quand’ero piccina. Non ho conosciuto l’amore materno, ma quello della mia amorevole tata . Mia madre non voleva allattarmi al seno, aveva paura che gli lo rovinassi. Lo diceva sempre Miss Anabel (La bambinaia) che quella donna non aveva un cuore. Ana, come voleva che io la chiamassi, mi ha nutrito quand’ero un piccolo fagotto. Mi dava ogni giorni con amore il latte, canticchiandomi dolcissime canzoncine. Era una donna molto piena, grassa.. come molti la definivano, con la pelle abbronzata e le mani callose per via del lavoro che svolgeva sia nei campi che a telaio. Però era dolcissima, una madre per me. Mi ricordo con piacere i suoi capelli neri che profumavano sempre di campo. Ricordo con amore le mani grassocce che prendevano le mie guance. Non ho un solo ricordo negativo nei suoi confronti, neanche quando mi sgridava. Era una donna buona ed io l’amavo! Si.. anzi.. l’amo .. perché penso che sia ancora viva.
Però, andiamo con ordine, ti racconterò com’è entrata nella nostra casa. Anabel è una donna molto buona e tutti la conoscevano in paese per la sua gentilezza. Era sposata, ma si trovò vedova per colpa di un asino che diede un calcio al marito, ammazzandolo in un unico colpo. Non ebbe neanche il tempo di combattere e la lasciò con un bambino di tre anni ed uno in grembo. Per il dolore perso il piccolo e si trovò distrutta . Mio padre, forse intenerito da questa storia, ha preso con se la donna.. mettendola come cameriera e poi successivamente come balia per me. Mia madre non mi nutriva ed io non potevo continuare a bere latte di capra, così Ana scaricò il suo amore materno su di me e suo figlio Alister (Storpiato in Eliter perché io da piccola non riuscivo mai a pronucnairlo correttamente).
Alister o Eliter come io lo chiamavo con affetto, è il mio unico amico. Esattamente è più grande di me di ben tre anni e ci conosciamo fin da quando eravamo piccini. Lui era un tipetto attivo, una vera tempesta. Non stava mai fermo e mi costringeva a correre nei campi. Lui mi convinceva a fare cose che non mi erano permesse. Sapevo che non potevo uscire dal giardino di casa, mi era proibito, ma lui riusciva a convincermi ad arrampicarmi sull’albero e scappare. Però io non potevo farlo! Mi era severamente vietato, ero troppo gracile, anzi.. sono troppo fragile! Invece lui, m’intontiva di parole e riusciva a prendermi in braccio e farmi scappare da quel angusto giardinetto.
<Emy.. guarda che ti prendo in braccio e ti butto d’altra parte. O volente o dolente, vieni a giocare con me!>
Diceva sempre con la sua bella voce.
<No, no.. io non gioco con te! Le signore non corrono!>
E lui, rispondeva:
<Guarda che tu non sei una signora. Le signore hanno le tette e fino a quando non ti cresceranno non sarai né signora e né signorina. Se non fai come ti dico, ti bacio!>
Ed io, disgustata gli rispondevo.
<Sei un villano! Sei cattivo e maleducato! Non si baciano le bambine e poi.. che schifo.. bleah! Poi mi prendo i germi dei maschietti!>
Borbottavo con tono innocente.
Non posso negare che era un bel fanciullo. Gli occhi erano neri, profondi come due pozzi e i capelli corvini e tendenti al riccio.  Bel viso e sorriso accattivante, era colui che le fanciulle del paese regalavano i loro sospiri. Ana mi diceva che era un briccone che faceva innamorare le donzelle, ma era un fetente.. e aggiungeva che prima o poi avrebbe inguaiato qualche ragazzetta.
<Emy, Emy.. > Mi chiamava sempre così anche se ormai avevo tredici anni. <Non giocare con Alister che ormai è un ragazzetto. Lui ha altri interessi. >
<Quali interessi? >
<Lui vuole baciare le ragazzette e giocare con loro in altri modi.Quindi.. bimba mia, non andare più nei campi con lui, altrimenti t’inguaia. Dai retta a me.. lui è buono e caro, ma è pur sempre maschio.>
Mi diceva con premura mentre mi pettinava i capelli.



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