Caro diario,
Sono cresciuta con la balia quand’ero piccina. Non ho
conosciuto l’amore materno, ma quello della mia amorevole tata . Mia madre non
voleva allattarmi al seno, aveva paura che gli lo rovinassi. Lo diceva sempre
Miss Anabel (La bambinaia) che quella donna non aveva un cuore. Ana, come
voleva che io la chiamassi, mi ha nutrito quand’ero un piccolo fagotto. Mi dava
ogni giorni con amore il latte, canticchiandomi dolcissime canzoncine. Era una
donna molto piena, grassa.. come molti la definivano, con la pelle abbronzata e
le mani callose per via del lavoro che svolgeva sia nei campi che a telaio.
Però era dolcissima, una madre per me. Mi ricordo con piacere i suoi capelli
neri che profumavano sempre di campo. Ricordo con amore le mani grassocce che
prendevano le mie guance. Non ho un solo ricordo negativo nei suoi confronti,
neanche quando mi sgridava. Era una donna buona ed io l’amavo! Si.. anzi..
l’amo .. perché penso che sia ancora viva.
Però, andiamo con ordine, ti racconterò com’è entrata nella
nostra casa. Anabel è una donna molto buona e tutti la conoscevano in paese per
la sua gentilezza. Era sposata, ma si trovò vedova per colpa di un asino che
diede un calcio al marito, ammazzandolo in un unico colpo. Non ebbe neanche il
tempo di combattere e la lasciò con un bambino di tre anni ed uno in grembo.
Per il dolore perso il piccolo e si trovò distrutta . Mio padre, forse
intenerito da questa storia, ha preso con se la donna.. mettendola come
cameriera e poi successivamente come balia per me. Mia madre non mi nutriva ed
io non potevo continuare a bere latte di capra, così Ana scaricò il suo amore
materno su di me e suo figlio Alister (Storpiato in Eliter perché io da piccola
non riuscivo mai a pronucnairlo correttamente).
Alister o Eliter come io lo chiamavo con affetto, è il mio
unico amico. Esattamente è più grande di me di ben tre anni e ci conosciamo fin
da quando eravamo piccini. Lui era un tipetto attivo, una vera tempesta. Non
stava mai fermo e mi costringeva a correre nei campi. Lui mi convinceva a fare
cose che non mi erano permesse. Sapevo che non potevo uscire dal giardino di
casa, mi era proibito, ma lui riusciva a convincermi ad arrampicarmi
sull’albero e scappare. Però io non potevo farlo! Mi era severamente vietato,
ero troppo gracile, anzi.. sono troppo fragile! Invece lui, m’intontiva di
parole e riusciva a prendermi in braccio e farmi scappare da quel angusto
giardinetto.
<Emy.. guarda che ti prendo in braccio e ti butto d’altra
parte. O volente o dolente, vieni a giocare con me!>
Diceva sempre con la sua bella voce.
<No, no.. io non gioco con te! Le signore non
corrono!>
E lui, rispondeva:
<Guarda che tu non sei una signora. Le signore hanno le
tette e fino a quando non ti cresceranno non sarai né signora e né signorina.
Se non fai come ti dico, ti bacio!>
Ed io, disgustata gli rispondevo.
<Sei un villano! Sei cattivo e maleducato! Non si baciano
le bambine e poi.. che schifo.. bleah! Poi mi prendo i germi dei
maschietti!>
Borbottavo con tono innocente.
Non posso negare che era un bel fanciullo. Gli occhi erano
neri, profondi come due pozzi e i capelli corvini e tendenti al riccio. Bel viso e sorriso accattivante, era colui
che le fanciulle del paese regalavano i loro sospiri. Ana mi diceva che era un
briccone che faceva innamorare le donzelle, ma era un fetente.. e aggiungeva
che prima o poi avrebbe inguaiato qualche ragazzetta.
<Emy, Emy.. > Mi chiamava sempre così anche se ormai
avevo tredici anni. <Non giocare con Alister che ormai è un ragazzetto. Lui
ha altri interessi. >
<Quali interessi? >
<Lui vuole baciare le ragazzette e giocare con loro in
altri modi.Quindi.. bimba mia, non andare più nei campi con lui, altrimenti
t’inguaia. Dai retta a me.. lui è buono e caro, ma è pur sempre maschio.>

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